PROCEDURA CIVILE: DOMANDE PIU’ FREQUENTI

Se vi state chiedendo quali possano essere le domande più ricorrenti dell’esame di procedura civile, facoltà di Giurisprudenza dell’Unisalento di Lecce, vi proponiamo qui sotto un elenco dei possibili quesiti durante il test. Vi consigliamo di partire sempre da quelle che ritenete più improbabili. Buon lavoro ragazzi!

  • Art. 163
  • Nullità della citazione (differenza tra vocatio in ius ed edictio actionis) con tutto ciò che ne consegue in termini di ulteriore attività integrativa da parte dell’attore
  • Costituzione convenuto e termine per non incorrere nelle decadenze
  • Chiamata del terzo (tutte e tre le fattispecie)
  • Trattazione della causa art.183 e triplice termine perentorio
  • Art.190
  • Principio del contraddittorio
  • Poteri di iniziativa del pm
  • Differenza prove e mezzi di prova
  • Querela di falso (la procedura e gli effetti)
  • Decreto ingiuntivo
  • Provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo
  • Pignoramento
  • Opposizione atti esecutivi e opposizione all’esecuzione: differenze
  • Dichiarazione del terzo
  • Rito uniforme
  • Impugnazioni incidentali
  • Divieto ius novorum (appello)

DIRITTO PENALE: DOMANDE PIU’ FREQUENTI

Quali sono le domande più probabili dell’esame  di diritto penale nella tua facoltà di giurisprudenza Unisalento? Proponiamo, qui sotto, un elenco delle potenziali domande che il professore potrà rivolgere a voi studenti in sede d’esame.

Ogni esame deve essere affrontato con la massima concetrazione ed attenzione, non lasciando niente al caso. Dopo aver studiato e “si spera” ripassato il programma, è da sempre un’ottima prassi verificare le domande probabili e gli argomenti maggiormente considerati dal professore.  Le domande elencate potrebbero costituire la vostra ancora di salvezza o essere d’aiuto per la lode. 

  • Pricinpio di sussidiarietà (perché si parla extrema ratio )
  • Frammentarietà della legge penale
  • Colpevolezza (i diversi orientamenti)
  • Dolo (in particolare discrimen tra dolo eventuale e colpa cosciente )
  • Il parametro dell eiusdem peofessionis et condicionis (diligenza dell uomo medio nel giudizio sulla colpa)
  • Dolo colpito a mezza via dall’errore
  • Errore sul fatto art. 47 (tutti i commi) e art.5 (quando opera).
  • Tentativo ( i parametri per accertare L idoneità e l’inequivocabilità) secondo le diverse concezioni
  • Il nesso causale
  • Concorso di persone (in particolare art 116 sentenze della cassazione sulla punibilità del correo che volle il reato meno grave) e 117 punibilità dell’intraneus e dell’extraneus e mutamento del titolo di reato
  • Aberratio ictus e aberratio delicti
  • La responsabilità oggettiva (anche collegandosi con il 116)
  • Principio di legalità
  • Principio di irretroattività
  • Principio di retroattività della legge penale più favorevole al reo
  • La struttura del reato
  • L antigiuridicità ed esimenti
  • L adempimento di un dovere e la figura dell’agente provocatore
  • La legittima difesa (nel privato domicilio)
  • La responsabilità penale degli enti e d.lgs 231/2001 (responsabilità penale o amministrativa ). Vantaggio e interesse dell’ente.
  • La continuazione nel reato
  • Legge penale in bianco

Do you speak English fluently?

A questa domanda Sergio Colombo avrebbe risposto “Io no spik inglish”. Questo è il titolo del film uscito nel 1995 e interpretato dal famoso Paolo Villaggio nel quale sono descritte le disavventure dell’assicuratore Sergio. In seguito all’acquisizione dell’azienda italiana da parte di una multinazionale estera, Sergio viene licenziato per la scarsa conoscenza della lingua inglese e si vede costretto a frequentare un corso full immersion in lingua straniera a Oxford. La commedia, seppur descrive una condizione esagerata,  evidenzia i cambiamenti sociali in atto già nel ‘95, l’ingresso nel mercato italiano di player internazionali e l’esigenza di conoscere la lingua inglese per un’integrazione soddisfacente nel mondo del lavoro.

Questo incipit esplicita la funzione di questo articolo nel quale saranno brevemente indicati dati statistici relativi al mondo del lavoro e alla conoscenza della lingua inglese come skill di base e successivamente saranno descritti programmi e strumenti utili per lo studio della lingua.

Diversi istituti nel 2016 hanno condotto una ricerca sul rapporto tra occupazione e la conoscenza di almeno una lingua.

Secondo fonti Eurostat il 65 % degli adulti in età lavorativa nell’UE conosce almeno una lingua. La Svezia risulta essere il paese più virtuoso vicino al 97% mentre l’Italia si attesta intorno al 68% del campione raccolto.

Fonte: https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/EDN-20180926-1?inheritRedirect=true.

Il fenomeno è stato esaminato anche dal Cambridge Assessment English, l’organismo dell’Università di Cambridge che presiede la gestione degli esami di valutazione della conoscenza della lingua inglese nel mondo. English at Work: global analysis of language skills in the workplace è il titolo dell’analisi condotta sull’uso della lingua inglese nel luogo di lavoro. Durante l’indagine sono stati intervistati più di 5.300 dipendenti in 38 paesi. Più di due terzi dei partecipanti hanno risposto che considerano importante la conoscenza della lingua inglese per il lavoro, in particolare questa percentuale sale per i paesi sviluppati rispetto ai paesi BRIC e quelli in via di sviluppo. Inoltre più le dimensioni dell’azienda crescono più questa competenza è richiesta. Tra le funzioni aziendali il 78% del top management ha dichiarato che la conoscenza della lingua inglese è essenziale, seguita dalla funzione marketing, vendite e da quella customer service. Il campione ha evidenziato come reading e speaking siano le skills principali da padroneggiare. Il 32% del campione ha inoltre dichiarato di aver sostenuto un interview in inglese per l’assunzione. Infine, si rileva come la conoscenza della lingua inglese consente di accedere a migliori posizioni lavorative, incrementare i benefit e ottenere salari più elevati rispetto al possesso di altre skills.

Fonte: http://englishatwork.cambridgeenglish.org/#page_q_skills.

Education First è la principale organizzazione privata specializzata nella formazione linguistica nei paesi esteri, fondata nel 1965 con sede in Svezia. Redige il più ampio rapporto internazionale sulle competenze linguistiche dell’inglese. Nell’ottava edizione sono stati esaminati 88 paesi, la Svezia è risultata il paese con la più ampia conoscenza della lingua inglese mentre l’Italia ricopre la posizione 34 della classifica. Nel nostro paese la diffusione dell’inglese è sbilanciata a favore delle regioni del nord. Per quanto riguarda il sesso la donna risulta avere maggiori competenze.

Nel rapporto sono evidenziati anche aspetti legati all’uso dell’inglese rispetto a vari settori. L’economia dei paesi è alimentata sempre più dagli scambi commerciali e la lingua deputata per le transazioni internazionali è l’inglese. Le indagini condotte evidenziano come le competenze linguistiche facilitano la gestione dell’impresa. Maggiore è l’ampiezza del mercato e migliore è la consapevolezza della necessità della lingua inglese per le aziende. A livello microeconomico la conoscenza dell’inglese migliora la produttività, al contempo sotto l’aspetto macroeconomico la diffusione dell’inglese migliora tutti gli indici generali. Più in generale l’inglese, in quanto è la forma di linguaggio più flessibile e una tra le più diffuse, facilita e incrementa i rapporti sia professionali che personali in ogni ambito della vita.

Fonte e approfondimenti: https://www.ef-italia.it/epi/.

Da questa analisi si evince che l’inglese è ovunque, è quindi fondamentale sviluppare le proprie competenze linguistiche per non essere isolati e per migliorare la propria condizione lavorativa. Il segreto per diventare fluenti è l’utilizzo costante. Il linguaggio è lo strumento per esprimere idee e concetti, ogni linguaggio ha proprie regole e parole perciò risulta inefficace la traduzione letterale dalla lingua originale a quella straniera. Spesso però si possono riscontrare similitudini nella logica che sottende i diversi linguaggi. Tali affinità facilitano l’apprendimento della lingua.

Attualmente in Italia sia la scuola dell’obbligo che la formazione universitaria offrono percorsi formativi nei quali è incluso lo studio della lingua inglese. Si parte da un minimo di 3 ore settimanali fino a corsi ed esami interamente in lingua. Molto deve essere fatto però personalmente al di fuori di tale contesto. Lo sviluppo tecnologico, il miglioramento dei mezzi di trasporto e la crescente facilità di spostamento grazie  all’istituzione dell’UE hanno incrementato le opportunità di scambio culturale e conoscenza della lingua.

Come migliorare quindi tutti gli aspetti: reading, speaking, writing, listening?

READING

La lettura di libri con difficoltà crescente, iniziando da quelli per bambini per i principianti è un ottimo metodo di apprendimento. Informarsi su argomenti di proprio interesse in lingua inglese stimola la concentrazione e rende più piacevole la lettura. Leggere è anche un efficace esercizio per migliorare il vocabolario e la conoscenza delle regole grammaticali per la costruzione della frase. Farlo ad alta voce permette di migliorare anche lo speaking.

LISTENING

Il listening per le persone residenti in paesi non anglofoni è di solito l’ultima skill a migliorare, questo dipende dall’esposizione ai suoni anglofoni. In Italia un grosso limite è la consuetudine di doppiare i film. Adesso è possibile migliorare lo speaking a casa  utilizzando Youtube. La piattaforma consente di accedere a migliaia di contenuti, è possibile seguire tanti youtuber inglesi o meglio vedere ripetutamente piccoli spezzoni di film. Se le immagini del video possono distrarre dall’ascolto, nel web è possibile reperire numerosi podcast su svariati argomenti oltre a dialoghi in perfetto accento British. Un esempio sono i podcast settimanali della BBC (https://www.bbc.co.uk/programmes/p02pc9zn/episodes/downloads), oppure la serie proposta dal British Council (http://learnenglish.britishcouncil.org/learnenglish-podcasts). Un sito molto utile per sviluppare l’ascolto è Lyrics Training (https://lyricstraining.com/), dove è possibile ascoltare le canzoni preferite e completare il testo del karaoke. Altri siti offrono veri e propri percorsi formativi impartiti da insegnanti madrelingua o da ragazzi anglofoni come italki (https://www.italki.com/home). Esistono app che consentono di progredire ogni aspetto. L’uso di queste app è complementare allo studio tradizionale  e è soprattutto utile a incrementare il vocabolario con particolare attenzione alla fonetica. Alcuni esempi sono ABA English (https://www.abaenglish.com/it/), la famosa app di BABBEL (https://it.babbel.com/), DUOLINGO (https://it.duolingo.com/) tra le sue caratteristiche ha anche la possibilità di creare sfide con amici.

WRITING

Il reading e il listening rappresentano la parte di comprensione della lingua, al contrario writing e speaking costituiscono la parte di produzione della lingua. Chi studia per ottenere una certificazione della lingua inglese si esercita costantemente nei test di scrittura. Questo perché scrivere un pensiero è alla base della comunicazione. Farlo rispettando un determinato lasso di tempo stimola e accelera la mente a pensare in inglese. Infatti scrivere velocemente può rappresentare la fase preparatoria al parlare velocemente. Bisogna però tener presente che l’inglese scritto è diverso da quello orale, si usano meno phrasal verb e non vi sono contrazioni o idiomi. Per chi non avesse un insegnante a disposizione, oppure un amico di penna, può cercare strumenti utili sul web. Sono presenti alcuni servizi anche gratuiti che consentono di ottenere la correzione del proprio elaborato. Cambridge English Write & Improve (https://writeandimprove.com/) è un servizio gratuito per la correzione del testo. Grammarly (https://www.grammarly.com/) è un servizio gratuito e a pagamento per la correzione istantanea del testo.

SPEAKING

Lo speaking rappresenta la nota dolente per molte persone. Il popolo anglofono per rendere più veloci e fluenti i discorsi orali ha modificato la fonetica delle parole. Non esistono trucchi ma solo tanto esercizio. Per uno studio accurato è necessario iniziare a imparare l’alfabeto fonetico. Ci sono alcune regole generali come la doppia “oo” di look pronunciata “u” ma la lingua nasconde molte insidie e parole letteralmente uguali se pronunciate in modo diverso cambiano completamente significato. Un esempio è tear il cui significato passa da lacrima al verbo strappare in base alla pronuncia. In pratica per ogni parola deve essere studiata sia la pronuncia che il significato. Do not tear, please! Attualmente vengono in aiuto le diverse app disponibili che permettono di ampliare il vocabolario e sentire la parola ed eventualmente ripeterla. Una risorsa eccezionale sono i meetup o le feste erasmus, provare per credere. Per chi ha la possibilità di viaggiare, vivere un breve periodo in un paese anglofono è la migliore soluzione. Un consiglio, assolutamente andare in famiglia ed evitare possibilmente grandi città all’inizio (a Londra ormai si parla italiano in ogni bar). I programmi erasmus plus istituiti dall’UE sono incredibilmente efficaci e in certe circostanze gli scambi culturali sono parzialmente sovvenzionati, bisogna solo organizzarsi per tempo.

APPROFONDIMENTO ERASMUS PLUS

Vi suggeriamo la visione di alcuni siti web relativi al mondo dello scambio europeo. Qui è possibile reperire informazioni generali, su programmi di viaggio attivi ed eventi programmati.

La rete ufficiale del programma erasmus plus (https://www.eurodesk.it/).

Pubblicazione dei programmi di scambio attivi (https://www.portaledeigiovani.it/).

In questo articolo è stato esposto il fenomeno in linea generale perciò non può essere considerato esaustivo. Seguiranno altri articoli in cui saranno esaminati nello specifico gli strumenti di apprendimento proposti. Lo studio della lingua è un processo lungo ma necessario per affrontare il mondo del lavoro con le competenze previste. L’offerta formativa delle università italiane è diretta sempre con maggior frequenza verso percorsi interamente in inglese. Molti professori richiedono lo studio di fonti in lingua straniera per il superamento dell’esame. Spesso anche la stesura della tesi di laurea presuppone l’analisi di testi in inglese. Questo perché la lingua utilizzata nella ricerca scientifica è l’inglese. Cresce quindi l’esigenza di effettuare traduzioni corrette e si allungano i tempi di elaborazione di una tesi o della preparazione ad un esame. Per velocizzare il lavoro è possibile rivolgersi ad esperti traduttori. Meditatesi fornisce il servizio di traduzione rapida attraverso i propri professionisti madrelingua. Per ulteriori informazioni scrivi senza impegno.

Public Speaking da urlo: consigli da provare

Ogni relazione che una persona instaura nel corso della giornata è un’azione riconducibile alla proprie capacità di comunicare. Senza soffermarci nei rapporti familiari e tra gli amici che costituiscono la sfera personale e perciò di maggior confidenza; all’interno dell’ambiente scolastico o universitario oppure nel mondo del lavoro è necessario confrontarsi con vari interlocutori per dimostrare le proprie competenze, far valere le proprie idee e descrivere un progetto. Inoltre, si può affermare con ragionevole sicurezza che le incertezze, l’emotività e le paure nell’esporre un concetto possano aumentare con l’incremento del pubblico al quale ci si rivolge e la complessità dell’oggetto del discorso.
 
Quanto è importante quindi saper comunicare ai fini del successo della singola persona, del proprio team o dell’organizzazione che si rappresenta?
 
Nel contesto lavorativo, soprattutto in ambito manageriale, sono ormai ritenute fondamentali le life skills e tra le prime si individuano per l’appunto la capacità di comunicazione e il public speaking.
Proveremo quindi ad esporre e a chiarire questi aspetti facendo riferimento a varie fonti autorevoli in modo da fornire consigli diversi ed avere un quadro il più completo possibile. L’articolo vuole essere oltre che un elenco di consigli utili da seguire e provare, anche un veicolo di concetti meritevoli di riflessione.
 
L’intento di Meditatesi è quello di ispirare oltre a collaborare con gli studenti al fine di diffondere cultura e consapevolezza. Un invito personale è quello di leggere, con attenzione particolare, il modello di successo introdotto da SIMON SINEK che è alla base del branding, sia personale sia di un prodotto in generale.
 
MARJORIE NORTH, prestigiosa consulente politica, avvocatessa, esperta in public speaking, collabora con numerose istituzioni e tiene attualmente presso Harvard Extension School il corso Leadership Communication. In un articolo indica 10 consigli da seguire per migliorare le proprie capacità di public speaking.
 

1. <<Considera l’ansia come un tuo alleato, l’organismo produce adrenalina in risposta ad uno stress, in questo modo incrementa il nostro stato di allerta e ci rende più reattivi ai cambiamenti. La nostra paura di fallire però non è il presupposto al nostro fallimento ma ci permette di essere più attenti. La preparazione dei contenuti del discorso e la pratica nell’esporre ad alta voce davanti ad una telecamera, uno specchio o ad amici ci aiuta a ridurre gli errori, gli imprevisti e quindi a gestire l’emotività.

2. Conosci il tuo pubblico, significa considera chi hai davanti prima di costruire il tuo discorso. Serve a modulare lo speech, a selezionare le parole adatte al contesto, a definire il livello di informazione e le motivazioni da fornire.
 
3. Organizza il discorso in modo funzionale ai tuoi obiettivi, è utile quindi preparare uno schema in cui si descrive l’argomento, si delineano gli obiettivi generali e specifici, si evidenzia il tema centrale ed ogni suo punto particolare.
 
4. Presta attenzione al pubblico, si flessibile e adatta il discorso al feedback che interpreti dal pubblico.
 
5. Cerca di essere te stesso e permetti alla tua personalità di trasparire dal discorso.
 
6. Racconta una storia o esponi esempi concreti, è una strategia utile a mantenere alta l’attenzione del pubblico.
 
7. Parla senza leggere e mantieni il contatto visivo col pubblico, questo aiuta a stringere una connessione diretta e a concentrarsi sul filo logico del discorso.
 
8. Cura il linguaggio non verbale e la voce. Significa mascherare i segnali di nervosismo, mantenere una postura di apertura e gestire la voce. Usare la gestualità efficacemente per ribadire il concetto.
 
9. Prepara l’inizio e la fine del discorso. Inizia con un dato statistico sorprendente, un aneddoto interessante o una domanda concisa, l’inizio deve essere molto coinvolgente ed accattivante, deve introdurre un problema da risolvere. Finisci il discorso con una forte affermazione che diventi memorabile, una riflessione oppure un invito ad agire.
 
10. Usa contenuti audio video saggiamente perchè troppi potrebbero rompere la connessione col pubblico ma sono necessari per chiarire o enfatizzare un concetto.>>
 
GINA BARNETT, TED speaker da molti anni e autrice del libro “Play the Part: Master Body Signals to Connect and Communicate for Business Success” elenca altri suggerimenti per affrontare nel migliore dei modi lo speech e superare lo stress.
 
1. <<Prima del discorso, visualizza la performance come un’atleta visualizza la vittoria o il gesto perfetto. Un atteggiamento negativo si riflette negativamente sul discorso, sensazioni positive aiuteranno a gestire l’ansia. Semplicemente ripetere la parola SI aiuta il mindset.
2. Canalizza il nervosismo, fai fluire l’energia in modo che carichi te stesso. Scuoti le mani o balla al ritmo della tua musica preferita come i giocatori NBA.
3. Controlla il respiro quando avverti l’ansia, gestisci il ritmo e la profondità del respiro.
4. Poni l’attenzione su qualcosa di esterno, un particolare che vedi e ricerchi tra le persone, piuttosto che sensazioni interne. Questo aiuterà a gestire lo stress.
5. Adotta un atteggiamento flessibile verso l’inaspettato, un errore può sempre essere recuperato.>>
 
CHRIS ANDERSON, giornalista e curatore TED dal 2002, parte dal concetto di idea e delinea gli aspetti fondamentali della comunicazione di una idea. L’idea è definita come uno schema d’informazioni che aiuta a capire e interfacciarsi col mondo, qualunque sia la sua natura complessa e analitica oppure semplice e estetica. Un’idea può modificare l’azione delle persone e per far ciò deve essere compresa. Secondo Anderson, dunque, durante uno speech è essenziale focalizzarsi su un’unica idea, in modo da spiegarla in ogni suo aspetto, arricchendola di esempi e contestualizzandola. Il primo passaggio, è quello di descrivere l’idea centrale e di annotare tutte le argomentazioni utili ad avvalorare il concetto. Successivamente è necessario rendere il pubblico interessato all’argomento attraverso domande avvincenti che stimolino la curiosità e, infine, permettere al pubblico di capire il discorso utilizzando un linguaggio a lui familiare.
 
JULIAN TREASURE (TED speaker) e AMY CUDDY (psicologa sociale) affrontano al TED due argomenti importanti sul public speaking, rispettivamente l’uso della voce e il linguaggio non verbale. Julian Treasure descrive l’uso della voce come un forte strumento di comunicazione che può modificare completamente il contenuto di una frase senza cambiare le parole. Spesso lo si utilizza inconsciamente ma per massimizzare l’efficacia di un discorso è necessario esercitare tale strumento e saperlo controllare. Infatti, statisticamente è emerso che tendiamo ad associare la profondità con il potere e con l’autorità, e che le persone generalmente preferiscono le voci ricche, morbide e calde. Risulta necessario per un ottimo comunicatore, quindi, esercitare il registro e il timbro della voce per avvicinarlo a tali preferenze. Il ritmo della voce risulta utile nel caso si voglia enfatizzare un concetto parlando lentamente o aumentare l’attenzione del pubblico accelerando il ritmo; un’esclamazione a voce più alta può sorprendere o emozionare la platea; il silenzio infine scandisce il discorso, permette pause riflessive e non deve essere interrotto pronunciando altri suoni. Il tono e la voce devono quindi amalgamarsi con gli argomenti esposti, esprimere serietà, felicità, stupore, affermazione in base al contesto. Amy Cuddy evidenzia come il linguaggio corporeo spesso veicoli giudizi affrettati indipendentemente dai contenuti del discorso. Espressioni di forza e dominio come un atteggiamento di espansione, di apertura, sono in grado di innescare feedback positivi dal pubblico a differenza di comportamenti remissivi, di chiusura e di scarsa partecipazione che conducono di riflesso a scarsa considerazione senza tener conto dell’affidabilità dei contenuti. Per fortuna l’uomo è in grado di superare i propri limiti, la mente può condizionare il corpo. La dottoressa configura un processo di auto convincimento, che parte da una fase di finzione durante la quale mimiamo il comportamento di persone di successo, successivamente si passa ad una fase in cui crediamo in quello che facciamo e infine si arriva ad un adattamento naturale alle nuove abitudini di apertura. Questo è il suo invito: <<Minuscole modifiche possono portare a grandi cambiamenti. Quindi in due minuti. Due minuti, due minuti, due minuti. Prima che affrontiate la prossima situazione stressante di valutazione, per due minuti, provate a fare questo, nell’ascensore, in bagno, alla scrivania a porte chiuse. Questo è quello che volete fare. Configurate il vostro cervello per essere all’altezza della situazione. Fate aumentare il testosterone. Fate scendere il cortisolo. Non uscite da quella situazione con la sensazione di non aver mostrato chi siete. Uscite da quella situazione con la sensazione di aver detto chi siete e di aver mostrato chi siete.>>
 
SIMON SINEK, esperto in leadership, esprime al TED il suo modello di successo, un modello che accomuna tutti i grandi leader e organizzazioni che hanno ispirato le masse, indipendentemente dai valori rappresentati o dai settori di competenza. Apple, Martin Luther King o i fratelli Wright, tutti quanti pensano, agiscono e comunicano nello stesso modo. Perché? Come? Cosa? Questo spiega perché alcuni sono capaci di ispirare mentre altri no. Tutti al 100% sanno “cosa” fanno in quel determinato momento. Alcuni di essi hanno anche un piano ben preciso per fare ciò che hanno detto. Questo rappresenta il “come”, in termini economici la value proposition, il processo proprietario differenziante. Però solo un numero limitato di essi sa il “perché” fanno ciò che dicono di fare. Simon spiega che il perché non è il profitto. Il profitto è il risultato dell’agire. Con il perché intende quindi: <<Qual è lo scopo? Qual è il motivo? In cosa credete? Perché l’organizzazione esiste? Perché vi alzate la mattina? E perché dovrebbe importare a qualcuno?>> Il modo di esprimersi (pensare, agire e comunicare) di un attore ispirante è perciò dall’interno verso l’esterno. L’autore descrive il modello presentando alcuni esempi. Se Apple fosse come tutti gli altri competitor il messaggio comunicato sarebbe del tipo: <<Facciamo computer fantastici. Sono ben progettati, semplici da usare e intuitivi. Ne volete comprare uno?>> Questo è il tipico messaggio di marketing e vendita promosso dalla maggior parte delle aziende e degli individui in generale. Si afferma quello che si è in grado di fare, come e quali sono gli elementi di differenziazione del nostro prodotto e quanto è migliore rispetto la concorrenza. A seguito della comunicazione ci si aspetta una reazione, la scelta, l’acquisto o il voto. Un esempio: <<Ecco il nostro nuovo studio legale. Abbiamo i migliori avvocati e i più grandi clienti. Siamo sempre efficaci con i clienti che lavorano con noi. Ecco la nostra nuova macchina. Bassi consumi. Sedili in pelle. Comprate la nostra macchina.>> Apple però è diversa, il messaggio è del tipo: <<In tutto ciò che facciamo, crediamo nelle sfide allo status quo. Crediamo nel pensiero alternativo. Sfidiamo lo status quo facendo prodotti ben progettati, semplici da usare e intuitivi. E quindi facciamo computer fantastici. Ne volete comprare uno?>> La direzione del messaggio è completamente diversa. Apple è leader ed ispira le persone perché comunica ciò in cui crede. Veicola il messaggio non a tutti ma a quelli che credono nei medesimi valori. Tutto ciò dimostra che: <<La gente non compra quello che fate; la gente compra il motivo per cui lo fate. L’obiettivo non è fare affari con chiunque abbia bisogno di ciò che avete. L’obiettivo è fare affari con gente che crede in ciò in cui credete. L’obiettivo non è vendere a gente che ha bisogno di ciò che avete; l’obiettivo è vendere a gente che crede in quello che fate. L’obiettivo non è solo assumere persone che hanno bisogno di un lavoro; è assumere gente che crede in ciò che credete voi.>>
 
Pertanto, una comunicazione efficace e in grado di essere d’ispirazione, parte dalla vostra autenticità, dalla vostra scala di valori, da ciò che credete e comunicate, in modo da creare una connessione non con tutti ma con le persone che hanno medesimi valori e che saranno in futuro ambasciatori del vostro pensiero.
 
Nell’articolo sono stati esposti i punti di vista di diversi esperti, ma la comunicazione e il public speaking rappresentano comunque argomenti ampi e fortemente dipendenti dal contesto. I consigli elencati non costituiscono una ricetta perfetta, tuttavia sono un punto di inizio per migliorare se stessi nella presentazione personale o di proprie idee.
 
La pratica costante è l’unico metodo per raggiungere il successo.

Essere Manager oggi: cosa significa e quali sono le competenze richieste

Il Manager è letteralmente “colui che gestisce”, dall’inglese to manage, gestire, quindi colui che organizza, pianifica, amministra e controlla pur non essendo generalmente il proprietario dell’azienda o di un ente, pubblico o privato che sia. Essere manager, dunque, comporta delle responsabilità come il conseguimento degli obiettivi e il controllo delle azioni idonee a realizzarli, creare soluzioni di miglioramento, eseguire le politiche aziendali.
Le aziende, dal manager di oggi, si aspettano molto di più che la sola esecuzione dei compiti, infatti, essere manager oggi vuol dire personificare gli obiettivi dell’azienda, farli propri e trovare le soluzioni per raggiungerli. Nell’epoca attuale le competenze tecniche sono si importanti, ma non determinanti per un Top Manager, lo sono, invece, le competenze soft (organizzative, relazionali, cognitive).
Secondo una ricerca di EXS, la società di Executive Search di Gi Group (la prima multinazionale italiana del lavoro, nonché una delle principali realtà a livello mondiale nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro), sono 7 i tratti distintivi essenziali per individuare chi possiede le potenzialità per rivestire il ruolo di guida e dunque di leader, verso il cambiamento e l’innovazione dell’azienda:
 
1. Consapevolezza del contesto, intesa come comprensione dei fattori di riferimento del proprio contesto e delle relazioni che concorrono a determinare opportunità e minacce. Non sempre l’innovazione nasce, infatti, all’interno dell’organizzazione; un buon top manager deve possedere una grande capacità di osservazione dell’esterno e del mercato, nonché l’intuizione di capire se da altri mondi emergono opportunità e possibili convergenze da adattare alla propria realtà. Costruisce, pertanto, un’ampia rete di fonti di informazione all’interno e all’esterno dell’organizzazione funzionale sia per intercettare l’emergere di nuovi trend e segmenti di mercato sia per percepire i fabbisogni emergenti dei clienti nel breve e nel medio termine, sapendone valutare e identificare gli impatti sul proprio ambito di competenza.
 
2. Costruire una visione, questa capacità deve essere intesa come un mix equilibrato e strutturato di concettualizzazione – prospettiva – change; partendo da questo ultimo punto corrisponde alla capacità di vedere e definire obiettivi di cambiamento (sia incrementali che radicali) per generare nuovo valore (ovvero saper definire con chiarezza il “cosa” diventare), inquadrando questo cambiamento secondo prospettive diverse sia in termini di scenari sia dal punto di vista temporale. Dopo avere definito con maggiore precisione il posizionamento su questi assi, il leader deve “concettualizzare”, ovvero costruire con il supporto del suo team (con loro definisce il “come”) un percorso chiaro per realizzare l’obiettivo definito, identificando tutte le risorse necessarie per percorrerlo.
 
3. Essere ambasciatore dell’innovazione, nel senso che il leader deve “agire” l’innovazione ed esserne il primo testimonial all’interno della propria impresa per poterla comunicare e favorirne l’adozione da parte della propria organizzazione prima che dal mercato stesso. Deve saper dominare la contrapposizione tra Explore e Execute in un’alternanza che non crei difficoltà all’organizzazione e ai clienti, ma che sfrutti la creatività interna, la voglia di lasciare un segno tangibile in un processo a ciclo continuo di produzione-test-feedback-produzione. In questa veste deve essere anche un “facilitatore generazionale”, ovvero fare da ponte tra la creatività dei millennials e la competenza dei senior in azienda affinché il meglio di questa integrazione si traduca in vera innovazione.
 
4. Imparare dagli errori, intesa come disponibilità ad accettare l’errore nello sperimentare strade nuove e ad imparare da esso. E’ una delle sfide più impegnative in termini di self learning, ma più promettenti di risultati futuri per un executive. Deve avere una ferrea determinazione e orientamento al risultato e per questo saper affrontare immediatamente la realtà dei risultati (non deve procrastinare) e, se non positivi, non arroccarsi in posizioni di difesa ad oltranza della propria posizione e decisione, riconoscendo, anzi, il fallimento e avendo il coraggio di comunicarlo e condividerlo per andare alla radice del problema. Interviene subito, quindi, per correggere e imparare senza attendere che la situazione si autosistemi o intervengano altri dopo di lui. Il leader deve, infine, aumentare e modificare il livello di “supporto” agli altri, ovvero deve essere più predisposto all’ascolto e non più come in passato provvedere a dare la giusta risposta, ma focalizzarsi semmai nel “fare la giusta domanda”.
 
5. Ridurre la complessità, intesa come la capacità di rendere i processi interni più facilmente leggibili per l’organizzazione e riuscire a far percepire l’innovazione, qualunque essa sia, “enjoyable” per il cliente interno, rendendo più motivante il lavoro per tutti i collaboratori e più facile il cambiamento organizzativo, comportando un riverbero positivo anche verso l’esterno. Si tratta, in pratica, di trovare la strada della semplicità anche nell’ambito della digitalizzazione, dopo aver compreso appieno l’essenza delle cose e del business. Il confronto che ha evidenziato l’Istituto Italiano di Tecnologia tra le prestazioni di un bambino di 10 anni e il miglior robot umanoide costruito fino ad oggi aiuta a comprendere questo aspetto: il cervello del robot è fatto di silicone e quello del bambino dal 75% di acqua, il primo è composto da circa 60 elementi diversi, il secondo da 6, il robot riesce a compiere 10^8 operazioni al secondo, il bambino 10^16 (ossia 100 milioni di volte quello del robot), il robot con 1300w lavora 2 ore, il bambino con 1500 Kcal praticamente non si ferma mai. Allo stesso modo se il leader non arriva a comprendere la vera essenza del suo business e della sua azienda troverà soluzioni che richiedono più risorse di quelle necessarie, raggiungendo un risultato nettamente inferiore all’ottimale.
 
6. Esercitare self awareness & development, nel senso che il leader prima di chiedere all’azienda umiltà e fiducia deve esserlo con se stesso guardandosi allo specchio con occhi neutri, ricercando attivamente opportunità di confronto con modelli di pensiero diversi, chiedendo e raccogliendo feedback per comprendere che tipo di impatto ha sugli altri e sulle situazioni. In questo senso al tempo stesso il leader attribuisce i fallimenti completamente a se, mentre riconosce la gran parte dei successi al suo team e alla fortuna; è consapevole della soglia di stress che è in grado di gestire evitando l’overload e definendo con chiarezza le priorità aziendali e quelle proprie.
 
7. Accrescere la consapevolezza dell’organizzazione, nel senso che partendo dal fatto che un leader dovrebbe essere valutato per le azioni che mette in campo e che è in grado di analizzare e decodificare in termini di valori, che agisce con il suo essere leader e trasmette nell’organizzazione, sarà poi confrontato con i valori dichiarati e la media di quelli espressi dal resto dell’organizzazione. Come conferma anche McKinsey se non c’è allineamento di almeno il 50% dei valori tra Leader e azienda, la performance si attesterà su un livello di circa il 30% del suo potenziale. Inoltre, senza questa consapevolezza sarebbe impossibile effettuare progetti di change management o sapere che tipo di top manager scegliere dall’esterno per rafforzare il sistema nel suo complesso. L’altro elemento fondamentale è connettere il futuro con il presente traducendo l’obiettivo organizzativo in target semplici e graduali a cui possono tendere le persone ingaggiandole spiegando loro come il lavoro di ciascuno contribuisca alle ambizioni dell’azienda (definire il “perché”). ”
 
 
EXS, altresì, ha progettato con SDA Bocconi un metodo, chiamato “EXS Leadership DNA”, per valutare le competenze di leadership e di prevedere il potenziale delle performance di management in ruoli direzionali. Con tale metodo EXS misura, in particolare, i 4 fattori della agility di un manager:
 
· Mental agility
 
· People agility
 
· Results agility
 
· Change ability
 
Inoltre, al fine di sviluppare nuovi supporti tecnologici utili per i processi di selezione sempre più oggettivi, EXS ha messo a punto con il Dipartimento di Psicologia delle Organizzazioni dell’Università La Sapienza di Roma, un modello chiamato “EXS Personal DNA”, che consente di valutare le caratteristiche personali, i valori e i tratti di personalità del candidato.

In conclusione, essere manager oggi, significa possedere senso pratico e ampie capacità decisionali, relazionali e di leadership, le quali si possono avere per propensione personale o acquisire e perfezionare al fine di diventare un manager migliore.

Le “soft skills”: cosa sono e quali sono quelle più richieste nel mondo del lavoro

E’ risaputo, ormai, che un curriculum vitae vincente non punta più solamente sulla laurea e sulle esperienze lavorative pregresse, bensì anche sulle cosiddette soft skills.
 
Ma cosa sono precisamente queste soft skills?
 
Le soft skills sono competenze generali, non specifiche rispetto ad un ruolo ma legate alla personalità dell’individuo, come le qualità e gli atteggiamenti individuali, le abilità sociali, comunicative e gestionali che difficilmente si apprendono durante il percorso universitario. Queste sono complementari alle hard skills, ovvero quelle competenze specifiche che si possono ottenere attraverso l’istruzione, i programmi di formazione, le certificazioni e la formazione sul posto di lavoro. A differenza delle soft skills, dunque, le hard skills sono abilità tipicamente quantificabili e che possono essere facilmente definite e valutate. In conclusione, mostrare di possedere queste soft skills costituisce un bel vantaggio rispetto agli altri candidati.
 
Gli studi sulle soft skills sono numerosi. Vediamo insieme quali sono, secondo AlmaLaurea, quelle che i recruiter apprezzano di più:
 
1. Autonomia E’ la capacità di svolgere i compiti assegnati, senza il bisogno di una costante supervisione, facendo ricorso alle proprie risorse.
 
2. Fiducia in se stessi E’ la consapevolezza del proprio valore, delle proprie capacità e delle proprie idee, al di là delle opinioni degli altri.
 
3. Flessibilità/Adattabilità E’ la capacità di sapersi adattare a contesti lavorativi mutevoli, essere aperti alle novità e disponibili a collaborare con persone con punti di vista anche diversi dal proprio.
 
4. Resistenza allo stress E’ la capacità di reagire positivamente alla pressione lavorativa mantenendo il controllo, rimanendo focalizzati sulle priorità e di non trasferire su altri le proprie eventuali tensioni.
 
5. Capacità di pianificare ed organizzare E’ la capacità di realizzare idee,identificando obiettivi e priorità e, tenendo conto del tempo a disposizione, pianificare il processo, organizzandone le risorse.
 
6. Precisione/Attenzione ai dettagli È l’attitudine ad essere accurati, diligenti ed attenti a ciò che si fa, curandone i particolari ed i dettagli verso il risultato finale.
 
7. Apprendere in maniera continuativa È la capacità di riconoscere le proprie lacune ed aree di miglioramento, attivandosi per acquisire e migliorare sempre più le proprie conoscenze e competenze.
 
8. Conseguire obiettivi È l’impegno, la capacità, la determinazione che si mette nel conseguire gli obiettivi assegnati e, se possibile, superarli.
 
9. Gestire le informazioni E’ l’abilità nell’acquisire, organizzare e riformulare efficacemente dati e conoscenze provenienti da fonti diverse, verso un obiettivo definito.
 
10. Essere intraprendente/Spirito d’iniziativa E’ la capacità di sviluppare idee e saperle organizzare in progetti per i quali si persegue la realizzazione, correndo anche rischi per riuscirci.
 
11. Capacità comunicativa E’ la capacità di trasmettere e condividere in modo chiaro e sintetico idee ed informazioni con tutti i propri interlocutori, di ascoltarli e di confrontarsi con loro efficacemente.
 
12. Problem Solving È un approccio al lavoro che, identificandone le priorità e le criticità, permette di individuare le possibili migliori soluzioni ai problemi.
 
13. Team work E’ la disponibilità a lavorare e collaborare con gli altri, avendo il desiderio di costruire relazioni positive tese al raggiungimento del compito assegnato.
 
14. Leadership E’ l’innata capacità di condurre, motivare e trascinare gli altri verso mete e obiettivi ambiziosi, creando consenso e fiducia.
 
Tenendo conto di questa classificazione, sarà possibile individuare le carte da giocare dinanzi al recruiter e farle emergere nel proprio curriculum vitae. Se si ritiene di non averle, sarà conveniente cercare di migliorarsi.

Come scrivere una tesi!

COME SCRIVERE UNA TESI DI LAUREA
La tesi di laurea è l’ultimo baluardo per terminare il lungo percorso di studi. Spesso però si presenta a noi come l’Everest: la montagna più alta al mondo da scalare. I motivi sono diversi, siete stremati dalle fatiche degli ultimi esami, scarsa motivazione e soprattutto una vaga idea su cosa è e come si elabora una tesi. D’altronde è molto probabile che, nonostante tutti gli anni dedicati allo studio sin dal primo giorno di scuola, non abbiate mai scritto una tesi ben strutturata. Questo articolo non svela trucchi o espedienti per superare agilmente l’ostacolo, si sa che dietro una grande opera c’è sempre un duro lavoro, ma pone l’attenzione su alcuni dettagli e fa chiarezza sul concetto di tesi. Se siete interessati a capire come si elabora e si scrive una tesi di laurea continuate a leggere i vari punti.

PREMESSA
La tesi è un lavoro personale, una sintesi di tutto il tuo percorso di studi universitario e potrebbe dimostrarsi in futuro anche un efficace strumento per trovare il posto di lavoro desiderato, perciò nella scelta dell’argomento da analizzare è fondamentale comprendere i motivi della nostra decisione, le competenze necessarie per svolgere il lavoro e non guasterebbe avere un buon rapporto personale con il relatore competente la materia selezionata.

COS’È UNA TESI DI LAUREA
Stabilito l’argomento, la tesi è un’insieme di proposizioni che costruiscono un percorso logico-cognitivo intorno ad un problema, si inizia da una serie di idee “ipotesi” e si arriva alla fine a trarre delle conclusioni che dimostrano o meno la veridicità delle ipotesi di partenza.
Quindi come si procede in concreto?

DEFINIAMO LA DOMANDA DI RICERCA:
Quale materia vogliamo studiare?
Il fenomeno oggetto di studio è interessante?
La nostra ricerca risolve un problema specifico?
Quali risultati ci attendiamo dalla nostra analisi?

IN BASE ALLO SCOPO DISTINGUIAMO VARI TIPI DI RICERCA E NE SCEGLIAMO UNO:
Vogliamo descrivere un fenomeno, quindi procederemo a individuare, classificare e ordinare i fenomeni osservati.
Vogliamo spiegare i meccanismi e le relazioni che legano fenomeni diversi.
Vogliamo generalizzare e costruire un modello teorico di regole e condizioni universali ed estendibili ad altri contesti sulla base dei fenomeni concreti osservati.
Vogliamo effettuare una previsione sullo sviluppo futuro dei fenomeni oggetto di studio.

COSTRUIAMO UN PROGETTO DI RICERCA (FACOLTATIVO MA MOLTO UTILE):
Essenziale è verificare la fattibilità della tesi in base alle risorse disponibili in termini di denaro, tempo, competenze, accesso alle informazioni. Tutti vogliamo fare una buona impressione affrontando temi rilevanti e magari proponendo tesi sperimentali alla commissione, ma prima di imbatterci in una mission impossible è bene essere realisti e considerare tutte le difficoltà nell’accesso ai dati, le nostre capacità nello svolgere esperimenti, tempo e competenze nell’elaborare il materiale di studio. Siamo tutti numeri 10 e supereroi però certe volte avere i piedi per terra aiuta a non diventare pazzi.
Stilando il progetto è importante individuare e organizzare le soluzioni metodologiche più adatte alla nostra ricerca. Evidenziare come affronteremo il problema e quali tecniche utilizzeremo per l’analisi. Costruire il modello interpretativo che dalle ipotesi giunge alle conclusioni. Riflettere infine sulle conclusioni attese e sugli aspetti che saranno trascurati. Discutendo in lingua universitese sembra tutto molto impegnativo, effettivamente un progetto non è altro che una sintesi dei vari punti che compongono una tesi:
Riassunto della tesi utile a non perdere l’orientamento e a non uscire fuori traccia
Analisi dello stato dell’arte cioè l’insieme della letteratura e delle conoscenze relative al problema oggetto di studio
La bibliografia utilizzata, acquisita attraverso libri o strumenti informatici deve sempre essere di comprovata autorevolezza, di valore scientifico e almeno di origine universitaria
Metodologia cioè come si svolgerà la ricerca
Risorse necessarie alla ricerca
Caratteri di innovazione della ricerca
Obiettivi perseguiti e risultati attesi

COSA SCRIVERE IN UNA TESI DI LAUREA?
Il contenuto di una tesi dovrebbe essere pregnante, conciso ed esaustivo. Si compone di una parte descrittiva dello stato dell’arte e del fenomeno oggetto di studio e preferibilmente anche di una parte cosiddetta sperimentale in cui è esposta la dimostrazione empirica.
Potenzialmente può essere riportato tutto il necessario per sostenere e dimostrare la propria tesi, risulta vitale evitare di cadere in opinioni personali che non si è in grado di dimostrare col dato empirico o non derivante da una valutazione critica e logica della letteratura. Sarà sempre corretto rielaborare teorie, pareri, modelli interpretativi provenienti dalla letteratura (di cui deve essere sempre citata la fonte nelle note e in bibliografia). Indicare dati e informazioni (citando la fonte). Esprimere riflessioni personali tratte dallo studio della letteratura se integrano con aspetti rilevanti o chiarisco il filo logico del discorso. Illustrare le aspettative e le proprie chiavi di lettura nell’interpretazione dei dati estrapolati dall’analisi empirica del fenomeno, mantenendo coerenza e logica.

L’ARTE ZEN DEL COPIA E INCOLLA!
Sfatiamo miti e leggende, alla stesura della prima tesi nessuno si chiama Albert Einstein o Umberto Eco, perciò la tecnica del copia e incolla è molto utile per superare il blocco dello scrittore, l’importante è usare sempre senso critico e intelligenza. Nella prima stesura della tesi copiare parti del testo tratte dalla bibliografia permette di acquisire inoltre il lessico tecnico specifico della materia studiata.
Il consiglio è quello di leggere un numero ridotto di testi (contributi, libri, articoli scientifici o di settore); copiare le parti più interessanti che esprimono più fedelmente le idee e i concetti impressi nella propria mente. Fondamentale annotare il libro e le pagina dei periodi copiati per il successivo lavoro di citazione. Mettere in ordine tutto il materiale e parafrasare il testo, cioè elaborare il contenuto a parole proprie mantenendo il filo logico e un linguaggio tecnico.
Non dovete mai dimenticare di inserire tra virgolette tutte le citazioni riportate fedelmente. Usatele con parsimonia e solo se non è possibile esprimere il concetto in maniera sintetica ed efficace a parole proprie.

RILETTURA DELLA STESURA SEMI-DEFINITIVA
Alla fine del proprio lavoro arriva il momento del controllo del testo. Una pratica vantaggiosa è far rileggere il documento da una persona indipendente, che non ha collaborato all’elaborazione, con poca conoscenza dell’oggetto di studio ma sufficientemente esperto della materia. Infatti questo permette di superare l’insidia della lettura mnemonica. Rileggendo personalmente l’elaborato, automaticamente il proprio cervello ripercorre il ricordo di quanto scritto precedentemente senza porre attenzione al dettaglio. Avendo letto troppe stesure del documento, anche il relatore risulta essere troppo coinvolto. Una persona esterna può quindi esprimere un’opinione sui contenuti, sulla completezza, sulla chiarezza dell’esposizione e individuare l’errore invisibile.

STRUTTURA DELLA TESI:

  • L’INDICE (da scrivere insieme al progetto di ricerca) è l’elenco di tutti i titoli corrispondenti ai capitoli e sottocapitoli secondo cui è suddiviso l’elaborato. Traccia un filo logico di lettura.
  • L’INTRODUZIONE esprime il sunto della tesi e si scrive a fine lavoro, può derivare direttamente dal riassunto redatto nella fase del progetto di ricerca. Ha una lunghezza orientativa di 4-5 pagine. Deve descrivere il lavoro svolto in maniera chiara ed esaustiva, indicando lo stato dell’arte, il metodo di analisi, l’oggetto di studio, il carattere innovativo della tesi e la suddivisione successiva del lavoro.
  • L’ABSTRACT (15 righe massimo) è una sintesi dell’elaborato che descrive brevemente l’oggetto dello studio e i metodi di ricerca.
  • I CAPITOLI INTRODUTTIVI (1-2 capitoli) rappresentano una rielaborazione della letteratura specifica dell’argomento trattato. Deve essere riportato lo stato dell’arte, il contesto di riferimento, i dati, le teorie, deve essere identificato e descritto il problema oggetto d’analisi, l’interesse applicativo nei confronti del problema, le precedenti ricerche intorno al medesimo quesito.
  • I CAPITOLI DEDICATI AL LAVORO (1-2 capitoli) sono il fulcro della ricerca. Una volta premessa tutta la letteratura precedente, si procede ad un’analisi del fenomeno secondo il proprio punto di vista (sempre avvalorato dai propri studi) e in base ai dati raccolti attraverso le esperienze empiriche. Si segue un filo logico che prevede:
    Esplicitazione delle ipotesi
    Descrizione del progetto per fasi
    Individuazione delle risorse necessarie
    Evidenziazione dei caratteri innovativi
    Definizione degli obiettivi
    Esposizione del lavoro svolto
    Confronto tra i risultati attesi e quelli ottenuti dall’indagine sulla letteratura o attraverso sperimentazione
  • LA CONCLUSIONE (6-8 pagine) illustra il bilancio finale del lavoro svolto. Riprende l’introduzione indicando l’oggetto dello studio, gli obiettivi perseguiti e le aspettative. Procede poi col descrivere i risultati ottenuti, evidenziando cosa si è fatto e cosa rimane da studiare, se gli obiettivi sono stati soddisfatti e in che misura, se le aspettative corrispondono alla realtà derivante dallo studio svolto. Infine si pone attenzione ai dati che suscitano più interesse e agli aspetti del problema ignorati o meritevoli di maggior analisi.
  • LA BIBLIOGRAFIA
  • LE APPENDICI sono una parte della tesi di laurea formulate a propria discrezione e fanno riferimento a tabelle, materiale illustrativo, interviste che integrano il contenuto del corpo della tesi.

ASPETTI TECNICI
L’elaborato deve essere conforme alle regole di ortografia, di grammatica e di sintassi della lingua di scrittura.
Lo stile chiaro e conciso aiuta la lettura e la comprensione del testo. Evitare quindi periodi troppo lunghi e ricchi di subordinate. Preferire un discorso con frasi attive e un tempo verbale uniforme perlopiù la presente. Utilizzare sempre i soggetti impersonali (idee, concetti, grafici, figure, procedure, dati).
Ogni capitolo è delimitato all’inizio da un’introduzione e alla fine da una conclusione, entrambe inerenti lo specifico argomento trattato nel capitolo.
La tesi deve essere suddivisa in capitoli, sottocapitoli, paragrafi e sottoparagrafi.
L’impaginazione si differenzia in base alle richieste esplicite del relatore ma qui proviamo a dare delle indicazioni più o meno consuete:
Sono consigliate font classiche e ben leggibili (Times New Roman, Garamond, Verdana o Arial).
Impostare la dimensione font per il corpo del testo a 12 o 13 punti.
Impostare la dimensione font per i titoli da 14 a 16 punti ed è possibile utilizzare il grassetto.
Impostare la dimensione font per le citazioni e le note a solitamente 10 punti.
Usare in modo parsimonioso il corsivo, il grassetto e l’evidenziazione delle parole nel corpo del testo, in quanto l’uso spropositato causerebbe l’effetto opposto di confusione durante la lettura.
Definire i margini del documento secondo una misura fissa (di solito 3 cm) per sopra, sotto sinistra e destra della pagina. In alternativa è possibile definire il margine interno del foglio con (+0,5 cm) in modo da migliorare la rilegatura del documento. Per impostare il margine interno variabile è necessario utilizzare l’opzione “pagine affiancate nel menu di impostazione di pagina”.
Volendo numerare le pagine inserendo numeri dispari a destra e pari a sinistra è necessario utilizzare sempre l’opzione “pagine affiancate nel menu di impostazione di pagina”.
Impostare l’interlinea (distanza tra le righe) per il corpo del testo a 1,5. In questo caso si ottengono pagine con 30-35 righe per pagina.
Impostare l’interlinea dell’indice a singola, questo perché è preferibile che l’indice sia contenuto in un unica pagina.
L’opzione crea indice permette di impaginare l’indice in modo automatico. In alternativa costruire una tabella a tre colonne e con un numero di righe adeguato per inserire tutte le voci dell’indice. I bordi dell’indice devono essere bianchi per risultare invisibili alla vista. Nella prima colonna inserire la denominazione del capitolo, nella seconda colonna lasciare lo spazio inutilizzato e nella terza colonna riportare la pagina corrispondente ad ogni titolo.
Un capitolo è composto generalmente da massimo 25 pagine.
La tesi di laurea specialistica o di vecchio ordinamento non supera generalmente 200 pagine. Considera comunque che ogni relatore ha i suoi parametri, che la corposità del testo dipende anche dalla natura dello studio svolto.
I titoli dei capitoli e dei paragrafi devono essere numerati e riportati nell’indice.
Le fonti devono essere citate seguendo il metodo americano oppure in forma estesa:
Regole generali:
Tutte le citazioni letterali devono essere riportate inderogabilmente tra virgolette.
Se all’interno di una citazione letterale si apportano delle modifiche è importante evidenziare il fatto ponendo le parole modificate o aggiunte tra parentesi.
Se la citazione letterale è una parte del discorso di un periodo più ampio deve essere evidenziata la parte mancante del discorso inserendo l’espressione simbolica ⦍…⦎ a sostituzione del testo.
Se il periodo citato è particolarmente lungo è buona consuetudine evidenziare meglio la citazione separandola dal testo con una riga vuota o anche con il rientro del margine sinistro.
Regole per citare all’americana: nel citare gli autori utilizzando il metodo all’americana si indica tra parentesi il nome dell’autore, l’anno di pubblicazione del documento. Una citazione estesa del documento da cui è tratto il periodo deve essere sempre riportata nella bibliografia.
Se l’autore è più di uno, è possibile indicare solo il principale degli autori e far seguire l’abbreviazione “et al.” (dal latino et alii, tradotto e altri).
In caso di citazione letterale bisogna riportare anche il numero di pagina nei riferimenti tra parentesi.
Regole per citare con note a pié di pagina: Inserendo le citazioni nelle note a pié di pagina, si procede a esporre la citazione in forma estesa come previsto per la bibliografia.
L’indicazione dei volumi citati si esegue riportando: AUTORE (NOME PUNTATO E COGNOME ESTESO), TITOLO (in corsivo), CASA EDITRICE, LUOGO DELLA CASA EDITRICE, ANNO DI PUBBLICAZIONE, PAGINE (p. per una) OPPURE (pp. per più pagine) (indicate singolarmente le pagine sono divise da virgola, mentre indicate in gruppo si inserisce la prima pagina e l’ultima pagina citata compresa divise da un trattino).
L’indicazione di un articolo pubblicato in una rivista scientifica o di settore si effettua riportando: AUTORE (NOME PUNTATO E COGNOME ESTESO), TITOLO DELL’ARTICOLO (tra virgolette), TITOLO DELLA RIVISTA (in corsivo), VOLUME (vol.), NUMERO (no.), LUOGO DI PUBBLICAZIONE, MESE E ANNO DI PUBBLICAZIONE, PAGINE (p. per una) OPPURE (pp. per più pagine) (indicate singolarmente e divise da virgola) (indicate in gruppo riportando la prima pagina poi trattino e dopo l’ultima pagina citata compresa).
In generale nelle note può essere aggiunto un commento integrativo che per non appesantire il corpo del testo è posto nel pié di pagina. Se si effettua la citazione estesa delle fonti è importante ricordare che si da precedenza ai riferimenti della citazione e poi ai commenti integrativi.
La citazione di fonti di seconda mano serve a indicare fonti citate da altri autori di cui non abbiamo diretta reperibilità. Per consuetudine si indica per esteso prima la fonte di nostro interesse non disponibile; in seguito si cita la fonte a nostra disposizione da cui si è effettivamente estrapolato il concetto. Quest’ultima citazione deve essere chiusa tra parentesi e preceduta dalla dicitura “citato da”.
Due sistemi di misura sono riconosciuti, quello italiano e quello anglosassone, è importante non mischiarli nella stesura della tesi:
Sistema italiano: DECIMALI (,) MENTRE MIGLIAIA (.).
Sistema anglosassone: DECIMALI (.) MENTRE MIGLIAIA (,).
Arrotondare ad un massimo di due cifre decimali se per finalità empiriche non è richiesta maggiore precisione.
I grafici e le tabelle che si susseguono nel testo devono essere catalogati in modo corretto:
Si deve sempre numerare indicando il numero del capitolo e il numero progressivo della tabella o del grafico all’interno del capitolo stesso.
Si deve sempre denominare il grafico o la tabella con un titolo.
Si possono modificare font e grandezza dei caratteri per evidenziare il contenuto rispetto al testo.
Si deve citare la fonte sotto il grafico o la tabella.
Si deve fare riferimento al grafico o alla tabella nel corpo del testo indicando il numero e il titolo.
Gli elenchi puntati rappresentano un modo sintetico ed ordinato di esporre le caratteristiche dell’oggetto del discorso. Non vi sono regole particolari per la loro illustrazione eppure alcune accortezze riflettono una certa eleganza nella formulazione:
Iniziare sempre il punto con la medesima parte grammaticale del discorso, nel senso iniziare sempre con un verbo o un aggettivo o un sostantivo.
Iniziare sempre un punto con la lettera maiuscola se al termine della frase si conclude con un punto a capo oppure si va a capo senza punteggiatura.
Iniziare sempre con lettera minuscola se si termina la frase con un punto e virgola.
Dividera l’elenco puntato con una riga vuota all’inizio e alla fine del corpo del testo se il medesimo elenco è molto lungo e articolato.
Non iniziare mai un paragrafo o un capitolo con un elenco puntato ma ricordare sempre di iniziare con un’introduzione e una spiegazione dell’oggetto dell’elenco.
La Bibliografia contiene l’elenco alfabetico dei testi scientifici e di settore citati, di norma è divisa dalla sitografia per questione di ordine. Per impaginare la bibliografia può essere impostata un’interlinea singola e il rientro per il testo a capo. Segue la citazione estesa delle fonti simile a quella delle note a pié di pagina:
L’indicazione dei volumi citati si esegue riportando: AUTORE (NOME PUNTATO E COGNOME ESTESO), TITOLO (in corsivo), CASA EDITRICE, LUOGO DELLA CASA EDITRICE, ANNO DI PUBBLICAZIONE, PAGINE (p. per una) OPPURE (pp. per più pagine) (indicate singolarmente le pagine sono divise da virgola, mentre indicate in gruppo si inserisce la prima pagina e l’ultima pagina citata compresa divise da un trattino).
L’indicazione di un articolo pubblicato in una rivista scientifica o di settore si effettua riportando: AUTORE (NOME PUNTATO E COGNOME ESTESO), TITOLO DELL’ARTICOLO (tra virgolette), TITOLO DELLA RIVISTA (in corsivo), VOLUME (vol.), NUMERO (no.), LUOGO DI PUBBLICAZIONE, MESE E ANNO DI PUBBLICAZIONE, PAGINE (p. per una) OPPURE (pp. per più pagine) (indicate singolarmente e divise da virgola) (indicate in gruppo riportando la prima pagina poi trattino e dopo l’ultima pagina citata compresa).
La sitografia indica le fonti citate e consultate attraverso il supporto informatico. In questo caso porre molta attenzione a consultare solo siti istituzionali, di cui risulta certa la provenienza e l’affidabilità. La citazione deve contenere la URL del sito, il titolo del documento letto e la data di consultazione.

CONCLUSIONI
Dopo aver esposto tutte le regole e le consuetudini per scrivere in modo corretto una tesi di laurea mi è venuto un gran mal di mare! Chiedete sempre al vostro relatore la sua opinione relativamente l’impaginazione della tesi. Attenzione ai contenuti, ma buttate giù ogni idea che avete in testa, consiglio di non separarvi mai dal vostro taccuino dove riportare il risultato di ogni brain storming inerente il lavoro. Pazienza, dedizione, precisione e motivazione saranno vostre alleate per completare la scalata. Comunicate molto col vostro relatore nello sviluppo del lavoro, siate quasi assillanti, è importante che sia informato di ogni novità in modo da indirizzare il vostro lavoro tempestivamente, risparmiando tempo e risorse. Rimando ad ulteriori approfondimenti temi importanti come la corretta punteggiatura, le regole auree per la parafrasi e gli strumenti di ricerca delle fonti attraverso il web. Ho provveduto a fornire un elenco di tutti gli aspetti essenziali per la redazione di una tesi di laurea ma il punto fondamentale rimane la domanda di ricerca e la fattibilità della ricerca. Argomenti attuali, problemi specifici, tecnologia e analisi innovativa cattureranno sempre l’attenzione del pubblico e della commissione. Il vero limite al lavoro si dimostra essere l’accessibilità alle informazioni e le risorse necessarie per acquisirle. Iniziare ad elaborare una tesi per la quale sono necessari dati coperti da segreto industriale o è indispensabile viaggiare per prendere possesso di determinate informazioni potrebbe dimostrarsi una strada ardua. Il confronto con un tutor, un esperto, il relatore o un insegnante competente rappresenta un modo risoluto di far chiarezza.

CURRICULUM VITAE: cos’è e come si scrive

Non importa che tu sia uno studente al suo ultimo esame, pronto a tuffarsi nel mondo del lavoro o uno studente ancora lontano dalla laurea, il curriculum vitae o CV sarà il tuo biglietto da visita, infatti, se scritto in modo corretto aumenterà le tue possibilità di trovare un’occupazione.
 
Tuttavia, la sua redazione non è facile, infatti vi è una grande eventualità che esso divenga una copia sterile di altri migliaia di curriculum, un documento anonimo che difficilmente sarebbe in grado di catturare l’interesse del recruiter. Quali sono le regole generali per scrivere un CV efficace?
 
– utilizzare un curriculum in formato europeo , in quanto sempre più spesso le aziende, soprattutto quelle della Pubblica Amministrazione lo richiedono, trattandosi di un tipo standard di CV in cui le informazioni vengono ordinate in modo chiaro e organizzato;
 
– essere ordinato, suddividendo il tuo curriculum in aree tematiche: dati anagrafici e personali, esperienze scolastiche, formative e lavorative, conoscenza di lingue straniere e informatiche, interessi extra professionali e aspirazioni;
 
– non scrivere più di due pagine, perché rischieresti di annoiare il recruiter, ma limitati ad inserire soltanto le informazioni essenziali e le esperienze lavorative che siano pertinenti al ruolo per il quale ti stai proponendo;
 
– utilizzare una foto appropriata al contesto;
 
– essere onesto , senza inserire esperienze lavorative non vere o ingigantendo le tue competenze o conoscenze professionali.
 
Queste sono le regole generali che ti permetteranno di preparare un buon curriculum vitae senza problemi e di accrescere le tue possibilità di successo nella ricerca di un nuovo lavoro.
 
Non resta che augurarti buona fortuna!